La tecnologia oggi ti permette di essere stesa nel tuo letto e poter scrivere frasi sgrammaticate dai tasti troppo piccoli di un affarino di plastica e gomma.
Questo é sicuramente il blog meno letto tra i blog, ma per me scriverci è importante.
Avere pezzi di me che vagano in questo universo di sovraesposizioni.
Pezzi di me che non riesco più a tenere attaccati tra loro, a me.
Non riesco più a pensarci. In bene, in male, non ci riesco.
Mancanza di tempo, mancanza di spazio nella mente. Non ci riesco.
La mia piccola illusione di rifugio, la mia eterna attesa, non ci sono più.
Il pensiero, l’illusione, l’attesa, sono scivolati via con i miei sentimenti buoni.
Sono sempre nel mio angolo, ma nel mio silenzio non urlo piú ” non è giusto”. La giustizia è un concetto troppo soggettivo.
Ognuno ha le proprie pene intorno alle quali costruisce un’intima idea di giustizia.
Quindi sí, non é giusto, ma in tutto questo mi sa che di giusto non c’é niente. E non c’è nulla di ingiusto, cosí come non ci sono e non ci sono state tante cose.
Ci sono state sere e non ricordo se pioveva o faceva freddo.
C’è stata tanta voglia di sapere e tanta voglia di dire, raccontarsi, urlare.
Ci sono stati particolari che non ricordo più.
E basta, adesso c’é silenzio. Ed è cosí fastidiosamente giusto.
Quindi mentre tutto si perde così io vado a dormire, e mentre profondamnte spero che qualcuno si metta d’impegno per ridarmi ció che si sta dissolvendo, domani avrò un altro giorno per non pensarci.
Pensierino della sera
Archiviato in penso.
