sfogo di un 14 dicembre

Una giornata strana.
Una giornata piena di cose lontanissime che ti esplodono dentro.
Una giornata di botte che non hai preso ma hai sentito.
Una giornata sbagliata.
La giornata sbagliata che aspettavano tutti.
I buoni, i cattivi, tutti.
Il modo, il motivo, la rabbia.
Ci prendono in giro anche quando siamo esausti. Ci si prende gioco anche della rabbia.
Una giornata in cui non vince nessuno, ma soprattutto chi doveva perdere non ha perso.
C’è chi avrà dei lividi e chi delle manette.
C’è chi ingoia un sacco di cose terribili perché le cose possano cambiare.
Eppure domani ci sarà la diretta del Grande Fratello, un paparazzo scatterà una foto e Barbara D’urso continuerà a riempire i pomeriggi italiani di cazzate.
La metà del paese soffre nello stesso modo in cui soffre l’altra metà ma non ha idea di cosa stia succedendo.
Ecco che prende forma la tristezza e il mio umore cambia colore.
L’ignoranza comoda, l’ignoranza inconsapevole, la pigrizia, la rassegnazione.
Questo è ciò che non mi fa dormire la notte.
Io voglio che la gente sappia.
Io voglio la rabbia. Voglio vedere come si incazza un paese a cui quattro stronzi stanno togliendo tutto.
Voglio vedere questa rabbia trasformarsi in qualcosa di costruttivo.
Voglio poter dire ai miei figli: “guardate che bel posto, tutto questo l’abbiamo fatto per voi.”
E non, in chissà quale lingua: “guardate quel paese morto tanto tempo fa abitavo lì.”
Non mi interessano la gloria, il potere, le medaglie, i soldi, gli incarichi, le consulenze, le tv, le radio e i giornali. Non mi interessa salire sul carro dei vincitori e stare in prima fila a raccogliere i premi.
Quello lo fanno già in troppi e lo lascio volentieri a chi ha poca capacità e poca fantasia, ma soprattutto a chi in questo assurdo ed anacronistico momento storico non prova passione e amore per tutto ciò che gli sta succedendo intorno.
Una giornata strana.
Una giornata in cui per la prima volta dopo parecchio tempo ho analizzato la mia rabbia.
Una giornata di domande che si riassumono nell’unica domanda che ognuno di noi dovrebbe porsi:
Io sto facendo abbastanza?
Una giornata che finirà in un’altra giornata.

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